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Che ci posso fare? Il caldo mi repelle. E anche il gradimento ormai mi arreca patimento; ho finito i condimenti per questo tipo di godimenti.
Che c'entra?
Velo spiego subito.
Voi mollate la gomena che a cazzarla ci penso dopo io.
Si parte.
Cominciamo dal dunque, che mi sta pure simpatico.
Ultimamente, l'oppressione di questo caldo estivo mi ha portato a riconsiderare qualsiasi sfumatura, struttura, declinazione o risonanza della parola "grado".
Odio questo termine in ogni sua forma e misura, ordine e grado.
E allora ecco la mia vendetta, servita fredda, anche se solo puramente idiomatica.
Ho deciso di bannare per sempre il suo metro di riferimento.
Persino dai social, i graditi mi sono dispiaciuti;
gli sgraditi, sono loro i miei amici.
E anche i gradini, pure quelli: non li faccio più, fosse anche a costo di prendere l'ascensore.
Per il resto mi arrangio come ho sempre fatto: volo!
Come la Bertè, anche se non sono una signora e nemmeno
un bolo a planare.
Grado, pure la città non sopporto.
Basta, ho chiuso definitivamente, non mi aggrada più niente.
L’ho tolto per sempre dal mio povero vocabolario, perché alquanto mi sconcerta il solo pensiero di nominarlo; il solo suono mi fa venire la nausea.
Ho conati uditivi ovunque Vado, e mi succede anche coi derivati, i cognati.
Un vero e proprio rigetto ecolinguistico in tutte le degradazioni possibili. Proprio non ce la faccio,
non sono più in grado di sostenerlo.
Come ho già detto non ne tollero più alcuna colorazione, assonanza o risonanza; in tutte le sue accezioni in grado e graduali: il graduato e ciò che lo rassomiglia mi disturba.
Lo so, mi sto neurodegenerando e neurodegradando, da solo. Tutte le terminazioni nervose del calore infastidiscono i miei ricettori.
Ogni cosa: dalla incapacità fattiva di non riuscire in qualcosa fino alle diottrie della vista, dall’alterazione della febbre fino all’ultimo alto in grado.Ormai detesto tutto ciò che implica una misura termica o gerarchica.
È un’avversione totale verso la figura del "graduato" e a tutto ciò che vi somigli. Persino il termine gradevole mi fa schifo. Per il resto siamo alla frutta.
Siamo alla frutta, sì, ma il problema è che i ¾ del mondo a tavola non si sono mai seduti. Un sentito grazie va, dunque, a tutti i ricchi e ai prepotenti del pianeta; agli amici del progresso, ai fanatici addetti alla custodia e alla salvadenaroguardia degli ingranaggi, agli operatori ecologici della catena di montaggio e agli ideatori di questa merdavigliosa fabbrica delle idee, inventrice, in primis, della fagocitante macchina del consumismo, vero orgoglio dell’azienda mondo.
A lor signori, così orgoglioni, un rancoroso ringraziamento. Un ulteriore, risentito grazie spetta agli indifferenti e agli egoisti che tanto a loro che gliene frega, che fanno finta di niente e continuano a non sentirci a noi degraduati e biodegradabili.
E tutti di cui sopra continuano a non sentirci neanche caldo, perché tanto loro la bolletta della luce mica la pagano in euro ma in nero. L’oronero e noi andiamo imbianco, per non dire inrosso.
Il mio sincero augurio è che possiate morire tutti in un altoforno, squagliati morti lontano dalla terra.
L'ultimo pensiero, il solo autentico, il più aerobico, va infine al bismuto. Il più nobile, silenzioso e innocente tra gli elementi della terra. Testimone onnipresente di un mondo maltrattato, bis sfrattato perché doppiamente perduto.
Un mondo perduto, che ci è sfuggito di mano per ben due volte: una volta tra le pagine del Vecchio testamento e un'altra dopo Cristo.
Il bismuto è l’elemento simbolo della nostra stessa condizione omertosa e suicida. Noi divenuti complici di un sistema ortogonale, a 90 gradi.
Talmente metabolliti e metà bullizzati dalla proteina del desiderio, continuamente metabolizzati da anabolizzanti pubblicitari,
ci perdiAmo come fossimo enzimi che accelerano le reazioni chimiche della propria infelicità.
Siamo continuamente bombardati dall’aminoacido progresso; voliamo a doppia elica nella transgenetica dei tempi moderni, senza sapere che non è più un intestino grasso, ma crasso, chè tenue il filo s’è spezzato.
Edefechiamo grattacieli, mentre piovono macerie di stronzi.
Ci cimentiamo in cedimenti gastrici, colon-ionizziamo atmosfere ideali.
Me la passate? Siamo Comicocosmicocreativi, rilassativi e pure purganti.
Un nucleo in metastasi di vita. Dienneatomicamente ed eticamente accondiascendente cancro. Segno zodiacale della fine dei tempi.
Insomma, sono ottimista; che a furia di 45 gradi, come quelli che oggi percepisco a Palermo, grazie ad una umidità del 128%, passeremo lentamente per gradi al decelsius: non più in grado di dire più una parola. MORTI NON SOPRAVVIVERANNO.
>>>>>>Post scriptum>>>>
Ho visto che nel sito da un po’ si parla tanto di qualità letteraria.. Bene, mi fa piacere, ma in che senso? Ci sarebbe un certificatore candidato? No, perché se c’è, io lo cito chi cita a Chiquita buona la qualità sovrana come fosse Panarea di tutti i mari. Non esiste isola felice per chi compone, e poi l’uomo e la donna Del Monte ano detto no: non si può più fare, ci sono troppe scimmie che hanno imparato a scrivere.
Scusate se ci rido sopra, ma il fatto è che io cerco da una vita di scadere e di continuare a squalificarmi, che, per non scadere di banalità, corro sempre il rischio di prendermi sul serio, e anche quello di essere scambiato per originale. Cosa che, anche questa, francamente detesto a morte.
Ah, a settembre vado in vacanza.
Evado a immergermi in un piccolo studio di registrazioni.
Prove audio, mica testi provati alla rinfusa, così per caso.